La calendula

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La calendula

Qualche anno fa, in una serena mattinata primaverile, camminando nell’Orto delle Donne, un bellissimo orto alle porte di Lecce, di proprietà di un’associazione di volontariato chiamata Donne Del Sud, ho osservato una graziosa pianta erbacea: era lei! La Calendula!
Il suo nome scientifico è Calendula arvensis L., appartiene alla famiglia delle Compositae.
Circa l’etimologia del nome ci sono diverse scuole di pensiero: c’è chi sostiene che il nome derivi dal latino “calendae”, cioè primo giorno del mese, per indicare che fiorisce il primo giorno di ogni mese per buona parte dell’anno (in senso figurato, vale a dire che fiorisce tutti i mesi).
Un’altra scuola di pensiero sostiene invece che derivi da “calendario” poiché segna il ritmo del giorno aprendosi al mattino e chiudendosi al calar del sole e per questo motivo nei testi medievali si chiamava “solis sponsa”, cioè sposa del sole e si diceva “…se al mattino i suoi fiori restano chiusi, significa che durante il giorno pioverà!…”
E’ una pianta abbastanza comune nel nostro Salento, ma anche in tutti i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, dove la si può ritrovare nei prati incolti, nei bordi delle strade e negli oliveti fino a 600 metri d’altitudine.
La calendula è una pianta erbacea, annuale con portamento eretto, fusto ricoperto di peli che arriva sino ad un’altezza di 50-70 cm, molto ramificato e con radice a fittone che raggiunge una profondità di non più di 30 cm.
Le foglie della calendula sono lanceolate, spesse e ricoperte da una densa peluria che le conferiscono un aspetto vellutato, prive di picciolo, con i margini interi o lievemente ondulati e leggermente acuminate all’apice e di un bel colore verde chiaro.
Le foglie inferiori sono più piccole e disposte a rosetta rispetto a quelle superiori che rimangono più slanciate e grandi.
I fiori sono disposti in capolini che si reclinano dopo che sono fioriti, di colore giallo oro, arancio o bianchi, larghi 1-2 cm.
Le brattee che circondano la corolla sono di colore verde chiaro di forma ovale e leggermente appuntite.
I frutti di calendula sono degli acheni.
La calendula si ritrova fiorita dall’inizio dell’estate fino all’autunno inoltrato.
Esistono numerosissime varietà sia ornamentali che officinali che si differenziano per le diverse dimensioni dei fiori, per il loro colore, per la taglia (varietà nane) e per la lunghezza dello stelo fiorale (varietà da fiore reciso).
Il genere Calendula è un genere molto conosciuto come pianta ornamentale e poco per le sue virtù medicinali veramente importanti.
Della pianta, si utilizzano tutte le sue parti, ma soprattutto foglie e fiori, ricchi di flavonoidi, oli essenziali, carotenoidi ed in particolare Beta-carotene, licopene, luteina, xantine che conferiscono il caratteristico colore aranciato, alcoli triterpenici (in particolare gli esteri di faradiolo) e saponosidi (glicosidi dell’acido oleanico).
E’ stato accertato che la calendula non contiene lattoni sesquiterpenici, responsabili di reazioni allergiche o irritazioni cutanee o, in ogni caso, di effetti tossici provocati ma molte piante appartenenti a questa famiglia (e non solo).
I suoi fiori sono usati per tingere con varie sfumature di giallo tessuti delicati quali la seta e la lana.
Per i suoi componenti viene utilizzata come antinfiammatorio, disinfettante, cicatrizzante e per alleviare i dolori mestruali, infatti, proprio per questo motivo, in molte zone è anche nota come “oro di Maria”.
In cosmesi la calendula viene usata come decongestionanti, idratante e come ottimo astringente.
Le foglie di calendula possono essere raccolte da marzo a novembre, cogliendole una per una mentre i fiori si raccolgono da aprile a giugno quando non sono completamente aperti altrimenti perderebbero i petali.
Le foglie e soprattutto i fiori possono essere essiccati ma l’operazione deve essere fatta immediatamente dopo la raccolta in luoghi caldi, asciutti e bui in modo che l’acqua venga eliminata molto velocemente e che la pianta non perda il colore e le sue proprietà.
La conservazione va fatta in luoghi molto asciutti, in quanto tende ad assorbire l’umidità e quindi a deteriorarsi.
Vanno bene se conservati in barattoli di vetro o porcellana o di tela e tenuti rigorosamente in luoghi bui.
Il decotto dei fiori e delle foglie di calendula aiuta nei casi di influenza, tosse e raffreddore.
L’infuso per i dolori mestruali, febbre, ulcere ed irritazioni cutanee.
Il succo ed i fiori di calendula possono essere applicati direttamente sulla pelle nel caso si piccole ferite, ulcere, piaghe o nel caso si sia affetti dal fuoco di Sant’Antonio.
Il vino di calendula si può usare per le nevralgie ed i risciacqui per il mal di denti.
L’infuso o l’olio essenziale passato sulla pelle combatte i punti neri e l’acne, tonifica la pelle, aiuta nel caso di ustioni e bruciature da sole, punture di insetti ed è cicatrizzante in caso di ferite, mentre frizionato sui capelli, serve per rinforzarli.
L’infuso o il decotto di fiori di calendula aggiunto all’acqua del bagno ha un’azione decongestionante ed idratante per le pelli arrossate, screpolate e disidratate.
Le mani screpolate possono essere immerse per una decina di minuti in un decotto di fiori e foglie di calendula.
Ha inoltre delle ottime qualità astringenti per cui è usata nei detergenti, soprattutto per l’igiene intima, e nei tonici per la pelle.
Fu Santa Ildegarda (Badessa Hildegard von Bingen, diventata santa e vissuta in Germania dal 1098 al 1179, studiosa di medicina) che rese famosa questa pianta come rimedio per tutta una serie di malattie tanto che ancor oggi in Germania la C. officinalis viene prodotta in maniera intensiva ed è iscritta nella farmacopea tedesca.
Questa delicata piantina possiede anche proprietà epatoprotettive, antiulcera, antitumorali, ipocolesteroliche, antielmintiche (cioè uccide i vermi che si possono formare nell’intestino), antivirali e favorisce la sudorazione, permettendo l’eliminazione delle tossine dall’organismo.
Ma in cucina può essere utilizzata? Senza ombra di dubbio!
Le foglie di calendula possono essere consumate come le comuni insalate; i boccioli possono usati come sottaceti e possono sostituire i capperi; i petali essiccati sono usati per aromatizzare l’aceto o trasformati in deliziosi canditi.
Semplici ricette, per un pranzetto tra amici possono essere le seguenti: tanto per iniziare, dei crostini  con salsa alla calendula, a seguire un piccolo soufflè di patate e calendule, poi due assaggini di  primi piatti, tagliatelle al pesto di calendula e risotto alla calendula (“lo zafferano dei poveri”), come  secondo del pesce o della carne lessa condita con salsa di calendula e per finire della panna cotta alla calendula.
Sarà un pranzetto da leccarsi i baffi!
La Calendula contrariamente a quello che ci si può aspettare ha un significato non gioioso nel linguaggio dei fiori.
La sua origine è legata ad una antica leggenda greca: Afrodite, profondamente addolorata per la morte del suo amante Adone iniziò a piangere e come le sue lacrime toccavano terra si trasformavano in calendule.
Da qui il suo significato della Calendula di dolore, dispiacere, pene d’amore.
Shakespeare nel sonetto XXV recita “…..I favoriti dei grandi principi schiudono i loro bei petali
come la calendula sotto l’occhio del sole, e in loro stessi il loro orgoglio giace sepolto, poiché, a un cipiglio, essi nella loro gloria muoiono…..”.
Al termine della mia spensierata passeggiata nell’Orto delle Donne, la Calendula mi ha salutata e mi ha ricordato quanto lei, e tutte le erbe spontanee del Mediterraneo, siano preziosi alleati della nostra salute!
A cura della dott.ssa Barbara Natalizio
                                     Biologa Nutrizionista
                                     LECCE
29 Marzo 2013: Articolo per il Sito Internet BlogSicilia.it

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